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Non è la prima
volta che la Ferrari lancia granturismo a motore centrale
dal carattere decisamente “forte”. Capostipite di questa
generazione fu la GTO (1984), il cui nome citava il celebre
modello del ’62, dove GTO stava per Gran Turismo Omologata.
Prodotta in circa 200 esemplari, aveva un telaio a traliccio
con carrozzeria in materiali plastici, sospensioni a
quadrilateri, motore longitudinale V8 biturbo, il cambio
dietro l’asse posteriore.
Nel 1987 fu la volta della F40, realizzata in onore dei 40
anni della Ferrari in oltre 1.300 unità, che spostava
l’interesse sulla scocca con traliccio parzialmente in
kevlar, carrozzeria in compositi, freni con largo impiego di
alluminio e cerchi monodado. Il motore era derivato dal V8
della GTO.
Nessuna parentela con la generazione precedente, se non
nella filosofia estrema, per la F50 del ’95, che venne
prodotta in 349 esemplari. Rispetto alla F40 aumentarono i
cilindri (12, a V), la cilindrata e la potenza.
Il packaging, l’ergonomia, l’aerodinamica, stile e
tecnologia della Ferrari “Enzo”
Le supercar con motori a 12 cilindri, come la F50 e la
Ferrari “Enzo”, hanno necessariamente una distribuzione di
volumi particolare: il guidatore seduto molto avanti e il
motore posteriore longitudinale portano ad un abitacolo
spostato verso l’anteriore, con un lunghissimo parafango
posteriore. Una parte del lavoro Pininfarina è consistita
nel rendere il rapporto fra questi volumi attraente in
termini di proporzioni.
Se è vero che l’antecedente storico diretto della Ferrari
“Enzo” è la F50, le due supercar presentano differenze
radicali. Dal punto di vista telaistico, significativi sono
la scocca in carbonio, le sospensioni a ruote indipendenti
push-rod (bracci e puntoni, come in F1), l’adozione
dell’ABS, il potentissimo impianto frenante della Brembo. Il
motore ha 5998 c.c. di cilindrata contro i 4.700 c.c. della
F50, 660cv contro i 520cv della F50, raggiunge la velocità
massima di oltre 360 Km/h rispetto ai 325 Km/h della F50,
ponendosi al vertice prestazionale assoluto delle supercar a
livello mondiale.
Per quanto riguarda la scelta della configurazione, la
Ferrari “Enzo” è una berlinetta, a differenza della F50, per
la quale era prevista anche la configurazione barchetta.
Anche le dimensioni sono diverse: la Ferrari “Enzo” è più
bassa (1.147 mm) e più larga (2.035 mm).
Altra differenza è nella posizione laterale dei radiatori
anteriori che, radicalizzando l’impostazione della 360
Modena, ha consentito da un lato di evolvere l’anteriore
verso qualcosa di più estremo, con la realizzazione di due
prese d’aria laterali ed una parte centrale rialzata per
alimentare il fondo aerodinamico, e dall’altro di
ottimizzare il coefficiente di penetrazione integrando il
muso appuntito da F1 per ragioni funzionali. Non si tratta,
quindi, di una decorazione applicata al corpo macchina, come
può accadere su vetture a motore anteriore: nella Ferrari
“Enzo” il “naso” fa parte dei contenuti in quanto divide il
flusso d’aria tra la parte superiore e la parte inferiore
del corpo macchina, e quella che va ai radiatori.
Particolare attenzione è stata prestata all’ergonomia allo
scopo di facilitare l’ingresso in vettura. Da qui le porte
che si aprono a farfalla sollevandosi in avanti con un
cinematismo che ricorda quello della 512M: anche questa una
scelta funzionale, con la porta che si apre fino al suolo,
senza la classica parte fissa del longherone che, su questo
genere di vettura, sarebbe molto largo con tutte le
conseguenti difficoltà di ingresso in una vettura molto
bassa. Aprendola verso l’alto, invece, il longherone diventa
di fatto più sottile, scompare tutta la parte di carrozzeria
sottostante, si spostano la ridella e il tetto e ci si può
calare all’interno dell’abitacolo comodamente dall’alto.
Sulla F40 e la F50 l’alettone faceva parte integrante del
disegno: tutta la fiancata e l’equilibrio dei volumi
tenevano conto di questa massa ottica del posteriore.
L’assenza voluta dell’alettone nella Ferrari “Enzo” ha
richiesto un’impostazione di volumi specifica che modifica
significativamente l’aspetto della vettura. Dal punto di
vista dell’aerodinamica attiva, gli aspetti più rilevanti
sono nell’impostazione del sottoscocca e nelle piccole
appendici aerodinamiche: sia lo spoiler posteriore che gli
spoiler sottoscocca assumono, infatti, posizioni diverse in
funzione della velocità e sono in grado di mantenere in
qualunque condizione la massima deportanza e la minima
resistenza aerodinamica, con gli stessi valori, se non
migliori, che si sarebbero ottenuti con un alettone
tradizionale.
http://www.pininfarina.it/ita/stampa/ginevra2003/f_enzo.html |