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Vetture:
360 |
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Prova
verità
La
berlinetta di maranello si rivela straordinaria su tutto
il fronte delle qualità dinamiche. E permette di
viverle anche su strada, senza imporre particolari
sacrifici.
Da AUTO |
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Ferrari
360 Modena F1 Quanto
fa da 0 a 100 ? La domanda è sulla bocca di tutti, quando si
parla di Gran turismo, Ferrari in testa. Ma la risposta, se
permette , è scontato: avete visto mai una Ferrari lenta in
accelerazione , o carente in velocità massima o essere superata
da un Mulo ? Certo qualche decimo lo si può sempre
limare, così come c’è sempre la possibilità di migliorare
il tempo sul giro a Fiorano, o dove vi pare.
Ma anche questo se permettete è nella logica delle cose: ci
sarebbe da vero da preoccuparsi, se con un motore più potente e
cinque anni di evoluzione tecnica alle spalle, la 360 Modena
offrisse performance inferiori a quelle della F355, che pure
aveva tutte le qualità delle migliori purosangue Ferrari.
Certo, bisogna tener presenti le dimensioni più generose, che
hanno portato la “bedinetta” ad avvicinarsi non poca alle
“grandi” di Maranello. Ma soprattutto bisogna fare i conti
con una legislazione che impone vincoli sempre più stretti, in
termini di rumore, emissioni, rigidità (e dunque, almeno in
prima analisi, peso) della struttura. Ma la naturale aspettativa
degli appassionati è che il lavora di tecnici e collaudatori
sia comunque capace di scavalcare ogni barriera. E di andar
oltre. 
Naturalmente a Maranello ci sono riusciti, e bene. Al punto che
occorre veramente reprimersi, per parlare della 360 Modena senza
sconfinare nell’esaltazione verbale. E non solo per le sue
prestazioni, cui comunque spetta un ruolo di primo piano. Ma la
stessa immagine, che alle prime uscite aveva lasciato un po’
tutti perplessi, non ci mette molto a conquistarti, per
equilibrio e per grinta. Per rendersene conto non basta
osservarla in foto, e neppure in vetrina: occorre guardarla
mentre sfila per strada, che galoppi veloce o che si muova al
passo in mezzo al traffico. Solo in quel momento, dal confronto
con le banali lamiere che le stanno attorno, ci si rende conto
della qualità del lavoro stilistico condotto dalla Pininfarina.
Anche nel tanto discusso frontale. Tutto ok per prestazioni e
stile, insomma, oltre che per tecnologia e, per quanto fuori
luogo possa sembrare, per il confort .Aspetto con il quale è
inevitabile confrontarsi quando si misura un’auto non solo per
quello che può offrire nel giro di pista tirato alla morte, le
o stradale, turistico o “cattivo” che sia. Ed è proprio
sotto questa voce che va annoverata la maggiore sorpresa offerta
dalla 360 Modena. Chi scrive ha avuto la fortuna (nel
senso letterale del termine) di guidarla per 900 km filati. E può
garantire di esserne sceso senza che la schiena, i muscoli o
qualsiasi altra articolazione avessero motivo di lamentarsi.
Dopo ore trascorse ad ascoltare la musica dell’otto cilindri,
a gustarsi tutte le altre emozioni che la vettura ti mette fra
le mani, a cominciare da quel vero gioiello che è il cambio
sequenziale elettroidraulico F1. Emozioni apprezzate in pieno
anche perché vissute senza dover combattere con una posizione
di guida in felice (anzi) senza soffrire per le afflizioni
(sotto forma di vibrazioni, scuotirmenlti, rimbalzi a ogni
sconnessione) cui spesso ti costringono le vetture estreme, con
la scusa della “sportività pura". Eh no, signori:
qui la sportività c’è tutta, sul dritto, nel misto, sui
curvoni, in frenata.
Ce n’è tanta che si corre pure il rischio di
sconfinare, tale è la confidenza, la sensazione di naturalezza
che la vettura in fonde in chine tiene il volante. Ma c’è
anche la possibilità di convivervi, di assaporarne appieno le
emozioni (rumore compreso, ci mancherebbe) senza doversi per
forza di cose sentire dei duri.
E vero, sembra di trovarsi di fronte a una sorta di quadratura
del cerchio. Ma anche mettendosi d’impegno, non è affatto
facile stendere un elenco di difetti. Sì, la scalatura dei
rapporti è proprio “da pista" con una sesta
“piena”(da velocità massima al limitatore) che non è
proprio l’ideale per i trasferimenti.
Il corredo tecnico, notevolissimo, comprende
l’irrinunciabile (e frequentemente chiamato in causa)
controllo della trazione ma lascia al momento in sospeso il
discorso sull’ESP, garante della stabilità, la cui presenza
sarebbe alt rettanto
auspicabile (tanto, quand’è il momento di divertirsi, c’è
sempre un pulsante da schiacciare). Sì, nell’abitacolo
qualche elemento di finitura non è prorio in linea con la
classe de la vettura e soprattutto con la sua quotazione. Ma
quando si stringe il volante fra l’unico motivo di apprensione
viene da una visibilita (posteriore e verso tre quarto spesso
critica. Tutto qui? Sì, tutto qui. Per quanto riguarda i meriti
della 360, invece, le otto pagine che seguono non riescono a
contenerne che un sincero (e con tutta probabilità parziale)
riassunto.
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Tecnica : Nel
segno dell'alluminio
Con
la 360 Modena, la Ferrari fa segnare un netto passo avanti,
rispetto alle ultime generazioni di berlinette a motore
centrale. Lo dicono chiaramente le dimensioni più generose (a
cominciare da una lungrezza passata dai 425 cm della F355 agli
attuali 448, su un passo aumentato di 15 cm), lo conferma un
contenuto tecnico che di fatto avvicina la vettura più venduta,
nella gamma del Cavallino rampante, ai modelli di livello
superiore. Per altro verso la volontà di conservare elevati
doti di agilità ha indotto i tecnici a lavorare per contenere
il peso. Di qui, fondamentalmente, la scelta dell’alluminio
sia per la struttura portante sia per i pannelli di carrozzeria.
Il telaio è costituito da elementi estrusi o realizzati per
fusione, come le zone di attacco delle sospensioni. Queste
ultime conservano l’architettura più classica delle sportive
di razza, con triangoli sovrapposti su entrambi gli assi. Anche
qui si è fatto ampio ricorso all‘alluminio (per le leve
superiori e inferiori, come pure per i portamozzi). Da notare
anche che la barra stabilizzatrice posteriore, in due pezzi, è
alloggiata all’interno della traversa del telaio, a sua volta
contraddistinta dal profilo alare. Alluminio anche per il corpo
degli ammortizzatori, sviluppati in cooperazione con la Sachs e
dotati di un’elettrovalvola corredata da tre sensori di
accelerazione e da un’unità di controllo, che lavora sui
segnali di velocità veicolo e frenata.
Due programmi di smorzamento (normale o sport) sono
selezionabili da parte del guidatore, ma la logica di controllo
del sistema opera su ben sei mappe di lavoro, in base alle quali
corregge pressoché istantaneamente le curve di taratura,
minimizzando i movimenti di rollio e beccheggio soprattutto
quando la vettura è più impegnata”.Ancora lega d’alluminio
per i cerchi ruota, da 7,5” di canale per l’anteriore e da
10” per il posteriore. Da segnalare che, essenzialmente allo
scopo di limitare il rischio di aquaplaning, sono stati adottati
pneumatici di sezione inferiore al passato per l’avantreno
(215/45 contro 225/40). Scelta opposta invece per il posteriore,
con gli attuali 275 contro i precedenti 265, sempre di serie 40.
Da aggiungere che la dimensione relativamente ridotta dei
pneumatici anteriori contribuisce a contenere la resistenza
all’avanzamento: un fattore sempre significativo, anche se nel
caso specifico alla Ferrari hanno lavorato più per la
deportanza (la Casa modenese dichiara un carico di 180 kg sul
posteriore a velocità prossime ai 300 orari) che non per la
penetrazione (il Cx è di 0,335).
Lo sterzo, assistito da idroguida con pompa a due livelli in
funzione del regime motore, consente un diametro di volta molto
ridotto (10,8 m contro 12 della F355). L’impianto frenante
prevede quattro dischi autoventilanti con fascia frenante forata
e pinze in alluminio a quattro cilindretti. L’ABS (Bosch 5.3,
con correttore elettronico di frenata) è integrato all’unità
di gestione elettronica della trazione, corredata di
antibloccaggio in decelerazione (per contenere l’eventuale
eccesso di coppia in scalata). Ma l’elemento di maggior
rilievo di questa unità resta l’antipattinamento in
accelerazione, che può essere escluso manualmente, o lavorare
secondo due diverse modalità, che accompagnano la selezione (normalsport)
effettuata dal pilota per gli ammortizzatori. Nel secondo caso,
in particolare, il sistema consente soglie di slittamento più
elevate e, nella marcia in rettilineo, elimina del tutto il
taglio di alimentazione, lasciando ai soli freni il compito di
contenere l’eventuale pattinamento. In proposito va anche
rilevato che l’adozione di un acceleratore elettronico ha
consentito una messa a punto più raffinata del dispositivo, con
interventi più progressivi sia nella riduzione sia nella
restituzione della coppia alle ruote motrici. Siamo così giunti
a parlare del motore che, oltre all’evoluzione della gestione
elettronica di cui s’è detto, si segnala per la potenza
specifica elevatissima (112 CV/litro) e per l’eccezionale
curva di coppia: 30 kgm a 3000 giri, che diventano 38 a 4750 e
restano tali sino a 8000. Il propulsore è interamente in lega
leggera, con canne cilindri riportate in acciaio; le bielle sono
in titanio, i pistoni in alluminio forgiato. Il sistema di
alimentazione è separato: ciascuna delle due bancate dispone di
una propria centralina Motronic che, oltre all’apertura della
relativa farfalla motorizzata, controlla la configurazione dei
condotti di aspirazione (a geometria variabile) e la fasatura
dello scarico (il variatore è elettroidraulico). A proposito di
distribuzione, l’otto cilindri di Maranello conferma la scelta
delle cinque valvole per cilindro (tre di aspirazione) comandate
da due alberi a camme per bancata.
Oltre che per le soluzioni tecniche, il propulsore si segnala
per il ruolo estetico che è chiamato a giocare, così com’è
in bella vista, sotto il lunotto posteriore: anche a costo di
creare qualche problema a quest’ultimo, che resta vittima di
consistenti appannamenti in caso di lavaggio della carrozzeria a
vettura calda. Ma un po’ tutto il vano tradisce la voglia di
esibizione della tecnologia contenuta nella vettura: restano
infatti “a nudo” tanto le travi in alluminio quanto il
colossale impianto di scarico.
Infine, il vero gioiello tecnologico della 360 Modena, il cambio
a sei marce con comando elettroidraulico denominato F1. Montato
in linea con il motore, ripropone la soluzione offerta in prima
assoluta con la F355, con due programmi di gestione delle
cambiate. La differenza rispetto al passato sta in un software
più evoluto e in una completa gestione del gas durante le
cambiate, resa ora possibile dal comando elettronico
dell’acceleratore. Come noto, il sistema offre anche la
possibilità di funzionamento in modo interamente automatico,
con tanto di programma specifico per la marcia in condizioni di
limitata aderenza.
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L'abitacolo :
Emozioni senza sacrifici
Anche
se l'impostazione stilistica denota una sostanziale continuità
con il passato, l'interno è forse l'elemento che fa segnare i
progressi più significativi, nei confronti delle precedenti
berlinette per le dimensioni decisamente più generose e, più
in generale, per la capacità di offrire un ambiente che non
faccia rimpiangere un'automobile "normale" già dopo
tre quarti d'ora.
L'accesso è più agevole, non bisogna scendere fino a
terra per trovare il sedile e la luce delle porte (grazie anche
all'assenza di cornice per i cristalli) è più che sufficiente
per prender posto senza dover compiere contorsioni. I due sedili
sono ben dimensionati: se ne avvantaggia innanzitutto la
posizione di guida, che beneficia di uno sterzo (finalmente)
quasi perfettamente verticale, nonché dotato di (ampia)
escursione sui due assi. Quasi a disincentivare ogni tentazione
di usare il sinistro per frenare, la coppia di pedali è
spostata verso destra; quanto al piede d' appoggio, per lui c'è
una comoda piastra, mentre l'assenza di raccordo fra plancia e
tunnel centrale fa mancare un pieno ancoraggio per la gamba
destra.
I sedili sono elegantemente rivestiti in pelle, ma convincono
soprattutto per l'eccellente equilibrio fra contenimento e
confort. Oltre alle due regolazioni di base, offrono la
possibilità di modificare la posizione degli elementi laterali
di sostegno del busto, così da "fasciare" a dovere il
guidatore. Molti i comandi raggruppati alte spalle del volante,
a cominciare dalle due leve a bilanciere per l'inserimento delle
marce. La loro presenza ha indotto a spostare verso il basso i
commutatori per devioluci e tergi, che così risultano un po'
nascosti dalle razze.
Queste ultime ospitano i pulsanti del clacson, davvero a tiro di
pollice, al punto che sulle prime può capitare di premerli
inavvertitamente. Il tunnel centrale ospita invece la levetta
per l'inserimento della retromarcia, i pulsanti per attivare la
funzione automatica del cambio F1, quelli per l'hazard e la
regolazione elettrica dei retrovisori. Ci sono anche i comandi
di sblocco di portello carburante e cofano anteriore, nascosti
sotto uno sportellino girevole il cui fermo è realizzato con
una misera molletta: è, questa, una delle poche cadute di tono
di un ambiente che per altri versi fa segnare una cura molto
migliore che in passato, anche se non mancano le
"rivendicazioni" di artigianalità.
Meritano una segnalazione, fra l'altro, le viti a vista
utilizzate quale elemento di design in più di un particolare.
Per concludere con i comandi, c'è una pulsantiera supplementare
"mista" alla sinistra del volante, con servizi
secondari (sbrinatore lunotto e retronebbia) e tecnici
(esclusione ASR, conversione normale-sport per cambio e
sospensioni). Ricca e raccolta la strumentazione, con quadranti
analogici per temperatura acqua, temperatura e pressione olio,
carica batteria. Li accompagnano indicazioni digitali per la
marcia inserita, il contachilometri, il livello carburante (a
barre) e per eventuali segnalazioni del check system (apertura
porte e cofani, riserva carburante e via dicendo).
Il pannello che contorna il quadro resenta una finitura color
aluminio, così come quello che, a centrò plancia, ospita
l'autoradio dedicata (a dire il vero piuttosto complessa
dagestire) e i comandi di alzacristalli (è illuminato il loro
simbolo, ma non i tasti) e del climatizzatore automatico, che si
è rivelato molto efficace e stabile. La finitura argentea è
ripresa pure sul tunnel e sulle tasche dei pannelli porta, con
evidente richiamo al metallo "portante" della vettura.
Una soluzione elegante, ma non priva di qualche
controindicazione pratica: il rischio-graffio è elevato.
Ogni altro elemento dell'interno è rivestito in pelle, a
cominciare dalla plancia, che sulla destra vanta un cassetto
portaoggetti di discreta capienza, nonostante l'airbag
passeggero. Altri ripostigli sono ricavati nelle porte e alle
spalle dei sedili. Qui si può anche collocare una sacca,
purché non contenga prodotti deperibili: la vicinanza del
motore si fa sentire... A proposito di bagagli, anche il vano
anteriore è più che decoroso, grazie soprattutto alla notevole
profondità.
Lo corredano un'elegante trousse di attrezzi "firmati"
e la bomboletta per il gonfiaggio d'emergenza.
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Su
strada :
Comunque grande
Il
salto dell’acquedotto: così i collaudatori che frequentano il
circuito di Nardò (l’unico luogo in Italia dove una vettura
come la Ferrari 360 Modena può far valere la sua velocità
massima) hanno battezzato un punto dell’anello di alta velocità
dove l’asfalto presenta una giunzione trasversale. Un
dislivello quasi inawertibile fino ai 200, ma capace di
provocare qualche brivido quando si viaggia dalle parti dei 300
orari. Bene, anche quando ci siamo passati in sesta piena, la
lancetta del contagiri già ben al di là degli 8000 giri, a
caccia della velocità di punta, il posteriore della 360 Modena
ha copiato ogni centimetro d’asfalto con precisione
straordinaria, senza dare mai la sensazione (decisamente poco
rassicurante, a quelle andature) di faticare a mantenere il
contatto.
Qui (e praticamente solo qui) si può verificare
sperimentalmente se il carico dinamico da un lato e il lavoro
delle sospensioni dall’altro sono veramente all’altezza
della situazione: e la 360 ne è uscita con una promozione
piena. Assai più significativa, a nostro parere, di qualche
km/h in più o in meno nella velocità massima, che comunque non
è mancata: nonostante condizioni ambientali non proprio ideali
(temperatura dell’aria di 28°) la vettura è arrivata a
sfiorare la barriera dei 295 km/h nel miglior passaggio. Nella
direzione opposta, complice una componente di vento non
favorevole, le sono invece mancati circa 5 km/h. Ma la
sensazione, lo ripetiamo, è che in condizioni più favorevoli
si possa far meglio. Analogo il discorso relativo allo spunto da
fermo: la 360 F1 ,con l’asfalto oltre i 40°, ha fatto
registrare 4”76 sullo 0-100 km/h. Per dovere di cronaca,
segnaliamo che in altre prove strumentali condotte sul circuito
di Fiorano con una 360 Modena dotata di cambio manuale (con
temperature di aria e asfalto nettamente inferiori) abbiamo
registrato un 4”53 pienamente in linea con i valori dichiarati
dalla Casa modenese. Continuando l’analisi dei dati
strumentali, la 360 Modena si è dimostrata efficacissima in
frenata: con 91,4 metri ha addirittura fatto segnare il record
assoluto negli spazi di arresto da 160 km/h. Oltre ai
rilevamenti abituali, nella tabella riportiamo per la prima
volta alcuni riscontri relativi all’accelerazione trasversale
sopportata dalla vettura in curva. Sono stati rilevati tramite
il sistema di acquisizione dati System 3+ della Sec di Modena,
corredato di due accelerometri, che utilizza un software
specifiCO per l’analisi dei dati di marcia de1la vettura
tramite PC. Si tratta di un’attrezzatura entrata da POCO a far
parte del nostro corredo tecnico per le prove su strada , che
naturalmente troverà applicazioni crescenti in futuro.
Ma lasciamo da parte piste e strumenti e torniamo alla Ferrari,
per occuparci del suo rapporto con la strada. Che è almeno
altrettanto convincente delle cifre, già dalle prime
sensazioni. Non è una vettura che incute soggezione, la 360
Modena, anzi: pochi secondi per acquisire gli automatismi fra
dita e leve di comando del cambio e si può cominciare a
saggiarne (per gradi, owiamente) le potenzialità. Inizia
sornione il motore, con il rumore ovattato a causa dei
risuonatori applicati allo scarico, ben chiusi sino a 2800 giri.
Se si schiaccia, esplode la musica di aspirazione (guarda caso,
la presa d’aria è accanto al vetro del pilota...) che
accompagna la progressione del motore. Rapidissima, owiamente.
Quel che sorprende è l’incredibile reattività del pedale del
gas, basta sfiorano che la lancetta del contagiri già schizza
verso l’alto.
E non si fa in tempo ad alzare il piede che precipita. Cambia
ancora il suono, quando si passano i 5500 giri e sia il
variatore di fase sia il collettore di aspirazione sono passati
in configurazione “massima potenza”: e diventa altissimo.
Per la verità, piuttosto alto lo è sempre: nonostante
l’intento di “civilizzare” la vettura, alla Ferrari hanno
comunque optato per una scalatura “da pista” dei rapporti al
cambio. Così, alla sesta corrispondono meno di 34 km/h per 1000
giri, che significa stare al di sopra dei 5000 già a 180 km/h.
E una bella musica, insomma, quella che accompagna la marcia
autostradale. Ma forse, se fosse un po’ più soffusa,
asseconderebbe meglio un confort generale dawero sorprendente,
date le circostanze: vibrazioni pressoché assenti, rumorosità
di rotolamento e aerodinamica che divengono significative solo
al di là dei 250 km/h, risposta delle sospensioni neppur troppo
secca, sullo sconnesso, capace di “coprire” bene anche le
piccole imperfezioni del fondo. Insomma, condizioni ideali per
vivere bene e per concentrarsi sui piaceri della guida, che sono
tanti: la 360 è precisa sino all’estremo nello sterzo,
incredibilmente efficace e progressiva in frenata, bilanciata e
tutt’altro che nervosa in curva, dove fa valere un appoggio
immediato e sincero. Con tutti i vantaggi che derivano dal
baricentro basso, dalle limitate inerzie in gioco, dalla non
eccessiva reattività garantita dal passo lungo.
Si potrebbe continuare all’infinito, nel tessere gli elogi
delle qualità dinamiche. Che fanno prendere confidenza con la
vettura anche troppo in fretta. Su percorso misto, curva dopo
curva ci si rende conto che il controllo della trazione lavora
con frequenza sempre maggiore: la coppia abbonda a tutti i
regimi, e non ci mette molto a sfruttare per intero la motricità
disponibile.
Comunque lavora bene, l’ASR: non “taglia” troppo presto e
lascia che le ruote dispongano di coppia sufficiente ad
accompagnare l’uscita di curva. Disinserendolo, è facile
trovarsi a gestire il più naturale (e progressivo) dei
sovrasterzi di potenza. E, per chi ha l’abitudine a
padroneggiare 400 cavalli, il divertimento è assicurato. Anche
perché il cambio accompagna alla grande, soprattutto in modalità
sport è velocissimo nel salire e coinvolgente nello scalare.
Per contro, se capita di far colonna basta pigiare il pulsante
“auto” e ci si muove con la tranquillità di una “limo”.
C’è solo da preoccuparsi, in questi casi, di controllare bene
i movimenti del traffico: la visibilità posteriore è modesta e
gli specchietti non coprono al meglio nei movimenti in
diagonale, tipo innesti autostradali. Nel dubbio, se c’è
strada libera, meglio affondare il gas: di sicuro il vostro
ritmo non lo regge nessuno...
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I rilevamenti
|
Condizioni
ambientali al momento della Prova |
|
Temperatura
|
28,2
°C
|
|
Pressione
|
1006,4
Mb
|
|
Umidità
relativa
|
61,3
%
|
|
Temperatura
carburante
|
27,3
%
|
|
Peso
specifico carburante
|
745,1
g/l
|
|
Velocità
vento
|
2,6
m/s
|
|
Peso in ordine
di marcia |
|
Effettivo
|
1450
kg
|
|
Dichiarato
|
1390
kg
|
|
Con pieno di
carburante |
|
Velocità
massima
|
Accelerazione
0-100 Km/h
|
Ripresa
80-120 Km/h in VI
|
Frenata
da 100 Km/h
|
Rumorosità
a 100 Km/h
|
|
294,7
|
4"76
|
8"65
|
38,3
m
|
72,7
db
|
|
Velocità
massima |
|
294,7
Km/h (in VI)
|
Al
tachimetro 300
|
Dichiarata
295
|
|
Velocità
massima in ogni marcia (Limitatore a
8700 giri/min) |
|
Marcia
|
Indicata
|
Effettiva
|
giri
/ min
|
|
I
|
78
|
74,8
|
5500
|
|
II
|
118
|
112,8
|
6400
|
|
III
|
161
|
112,8
|
6700
|
|
IV
|
199
|
190,4
|
6800
|
|
V
|
245
|
236,7
|
7100
|
|
VI
|
300
|
294,7
|
8700
|
|
Accelerazione
con partenza da fermo
(I valori
sono riferiti al motore dopo il cambio di marcia) |
|
Distanza
metri
|
Tempo
|
Velocità
di uscita Km/h
|
|
0-100
|
5"76
|
112,1
|
|
0-400
|
12"93
|
186,7
|
|
0-1000
|
23"31
dichiarato : 22"9
|
232,5
|
|
Km/h
|
Tempo
|
Metri
|
|
0-60
|
2"36
|
19,5
|
|
0-80
|
3"57
|
43,4
|
|
0-100
|
4"76
dichiarato : 4"5
|
70,4
|
|
0-120
|
6"49
|
124,1
|
|
0-140
|
8"10
|
181,6
|
|
0-160
|
10"41
|
277,7
|
|
0-180
|
12"83
|
389,7
|
|
Ripresa da 40
Km/h in quinta |
|
Distanza
metri
|
Tempo
|
Velocità
d'uscita
|
|
0-100
|
6"21
|
76,4
|
|
0-400
|
16"03
|
147,0
|
|
0-1000
|
27"67
|
219,8
|
|
Km/h
|
Tempo
|
Metri
|
|
40-60
|
3"43
|
47,4
|
|
40-80
|
6"81
|
113,0
|
|
40-100
|
9"83
|
187,9
|
|
40-120
|
12"57
|
271,4
|
|
40-120
|
15"13
|
364,2
|
|
Ripresa da 80
Km/h in sesta |
|
Km/h
|
Tempo
|
Metri
|
|
40-60
|
4"69
|
65,0
|
|
40-80
|
8"91
|
147,2
|
|
40-100
|
13"52
|
262,7
|
|
40-120
|
17"47
|
383,0
|
|
Accelerazione
laterale (g) |
|
Steering
pad raggio 15m
|
1,02
|
|
Steering
pad raggio 40m
|
1,10
|
|
Slalom
(birilli a 18 m) (media picchi)
|
1.07
|
|
Rumorosità
interna |
|
Velocità
effettiva Km/h
|
Decibel
|
|
50
|
67,1
|
|
80
|
70,2
|
|
100
|
72,7
|
|
120
|
75,5
|
|
130
|
76,2
|
|
140
|
77,6
|
|
160
|
82,3
|
|
180
|
84,6
|
|
200
|
86,1
|
|
Velocità
massima
|
93,2
|
|
Al
minimo fermo
|
60,9
|
|
Max
in accelerazione
|
101,7
|
|
Spazi di frenata con ABS
: Rilevamenti a
velocità costante in VI |
|
Velocità
effettiva Km/h
|
Spazio
di arresto (m)
|
Tempo
di arresto (s)
|
|
40
|
6,5
|
1"13
|
|
60
|
15,2
|
1"72
|
|
80
|
26,0
|
2"22
|
|
100
|
38,3
|
2"64
|
|
120
|
55,8
|
3"56
|
|
140
|
72,0
|
3"56
|
|
160
|
91,4
|
4"00
|
|
|
| |
|
| |
|
Scheda
Tecnica
MOTORE
Centrale longitudinale, otto cilindri a v (90°); alesaggio x
corsa 85x79 mm; cilindrata 3586 cm3 rapporto di compressione
11:1; potenza max 400 cv (294 kW) a 8500 giri; coppia max 38 kgm
(373 Nm) a 4750 giri; basamento e teste in lega leggera;
distribuzione a due alberi a camme in testa per bancata con
variatore di fase, 5 valvole per cilindro, condotti di
aspirazione a geometria variabile; alimentazione a iniezione
elettronica sequenziale Bosch Motronic ME 7.3, accensione
elettronica statica integrata.
TRASMISSIONE
Ruote motrici posteriori, controllo elettronico della trazione;
frizione monodisco a secco; cambio meccanico sequenziale a sei
rapporti (I 3,286:1; II 2,158:1; III 1,609:1; IV 1,269:1; V
1,034:1; VI 0,848:1), comando elettroidraulico; differenziale
autobloccante.
AUTOTELAIO
Struttura portante e carrozzeria in lega di alluminio;
sospensioni anteriori e posteriori a doppi triangoli,
ammortizzatori a gas, molle elicoidali, barra antirollio; sterzo
a cremagliera servoassistito; impianto frenante a doppio
circuito idraulico con servofreno, ABS e EBV; freni a disco
autoventilanti ant. e post. (diametro 330 mm); cerchi in lega
leggera 7,5JJ 18” ant., 10JJ 18” post.; pneumatici Michelin
Pilot Sport ant. 215/45 18, post. 275/40 18 gonfiati con Secur
Pneus.
DIMENSIONI
E PESO
Lunghezza 4477 mm; larghezza 1922 mm; altezza 1214 mm; passo
2600 mm; carreggiata anteriore1669 mm, carreggiata posteriore
1617 mm; peso in ordine di marcia 1390 kg; capacità serbatoio
95 litri; capacità bagagliaio 250 litri.
|
|
| |
|
| |
|
I
pagelloni
|
DESIGN
Vista su strada convince molto di più, anche nel
frontale; l’aggressività non le manca, ma non va a
scapito dell’eleganza.
|
9
|
MOTORE
Risponde con prontezza stupefacente, offre una potenza
da primato ed è ben gestibile anche ai carichi parziali
|
10
|
|
POSIZIONE
DI GUIDA
Vicina alla perfezione per una gran turismo, anche per
chi è un po’ fuori taglia, Pedaliera leggermente
disassata.
|
9,5
|
ACCELERAZIONE
Impetuosa nell’allungo, nello spunto deve fare i conti
con la difficoltà di mandare a terra la coppia: ma l’ASR
assiste bene
|
9,5
|
|
PLANCIA
Forme non troppo ricercate, in linea con i temi classici
della marca modenese. Non tutti i comandi sono disposti
al meglio
|
8,5
|
RIPRESA
La “doppia anima” del motore e i rapporti corti
permettono progressioni decise e veloci in qualsiasi
marcia
|
10
|
|
ABITABILITA'
In confronto la 355 era un supplizio: i due posti sono
generosi in tutte le dimensioni, l’accesso non crea
problemi
|
8,5
|
VELOCITÀ
Anche in condizioni ambientali non ottimali abbiamo
sfiorato il valore dichiarato. Non c’è motivo di
chiedere di più
|
9,5
|
|
CAPACITÀ
DI CARICO
Adeguata alle circostanze: il pozzetto anteriore è
profondo, c’è spazio alle spalle dei sedili, non
mancano i ripostigli
|
8
|
CONSUMO
Nell’impiego normale (senza forzare ma senza
rinunciare a nulla) si percorrono circa 6 km/litro: nel
caso, non sono pochi
|
7,5
|
|
VISIBILITA'
Bene solo in avanti: lateralmente e verso coda i
montanti ostacolano non poco. E gli specchietti coprono
un campo limitato
|
7
|
CAMBIO
Oltre a vantare un indiscusso primato tecnologico, nella
guida il cambio F1 offre una straordinario “sapore di
pista"
|
10
|
|
CLIMATIZZAZIONE
Potente e stabile, riesce a esorcizzare pure il calore
prodotto dal motore, anche se fra i due ambienti c’è
solo un vetro...
|
9
|
STERZO
Sensibilità elevatissima, precisione impeccabile,
carico ben calibrato: da manuale, sole il ritorno a
volte manca di gradualità
|
9,5
|
|
MATERIALI
Ineccepibile la pelle, eleganti anche gli elementi di
finitura in alluminio, peraltro piuttosto facili da
graffiare
|
8,5
|
FRENATA
Spazi d’arresto da record assoluto dalle alte velocità,
ma anche sensibilità e progressività del comando
convincono in pieno
|
10
|
|
ASSEMBLAGGIO
Non rinuncia alla classica impronta artigianale, in
generale denota una cura apprezzabile Qualche dettaglio
da rivedere
|
8,5
|
TENUTA
DI STRADA
Da primato, in tutte le circostanze: pronta nel misto,
precisa sul veloce, è sempre ben bilanciata e
soprattutto sincera
|
10
|
|
DOTAZIONE
Tecnicamente ineccepibile, pur in assenza di ESP. Valido
pure l’equipaggiamento di bordo, personalizzazioni
comprese
|
9
|
STABILITÀ
Le limitate inerzie in gioco e la progressività delle
reazioni favoriscono il controllo, anche senza
l’ausilio dell’elettronica
|
9,5
|
|
PREZZO
All’altezza della tradizione della marca, ma
l’incremento di contenuti rispetto alla 355 giustifica
ampiamente la differenza
|
7
|
CONFORT
Una delle migliori sorprese: la guida non è mai
affaticante, unico disturbo (?) la voce del motore,
sempre intensa
|
8
|
|
Voto
medio
|
8,41
|
Voto
medio
|
9,41
|
|
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